mercoledi, 10 marzo 2010                                                                                                                                                         visite: 67 [di oggi: 1]
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Luigi Malice  e le reti magicamente colorate del  suo mondo poetico

di Maria Festa

"Brancaleone", un punto dello jonio tra mare, rotaie e colli morbidi di verde contro il sole un muro di calce, una macchia intricata appena intuibile e subito,oltre il cancello-arabesco di ferro battuto, il vissuto creativo del padrone di casa ... E' il "tempo interiore" che Bo fa inventare a Proust, il tempo delle emozioni rievocate magicamente dagli oggetti raccolti e messi insieme a creare atmosfere esistenziali ben definite che nel contesto del "rifugio" stillano nuvole di nostalgia, solitudine, amore, provocazione, talvolta dolore ...

Ogni ambiente è da lui organizzato per il quotidiano del proprio topos: compagna,figli, animali, giardino, mare, rivivono e si imbevono di materia luminosa e caleidoscopica a fissarne la ciclicità ed il mutamento di stati d'animo, di stagioni ... verso spazi infiniti e liberi.

Di vano in vano, di atmosfera in atmosfera: una scala, un soppalco, un sottoscala, un patio ... dall'adolescenza artistica alla maturità, un progetto creativo che trae origine dalle radici profonde di una cultura millenaria, assimilata e restituita "altra cosa" che ora, attraverso planimetrie geometriche di luce tenera e soffusa, ora nel profili androgini e rarefatti in emersione dal bianco latteo di uno spazio, ora nella materia incisa e organizzata in concetti da intuizione filosofica ed estetica, si trasforma in profonda religiosità nella ricerca della verità ... cosicchè arte e vita, arte e quotidianità, arte e religiosità contemplativa, si coniugano in un incessante anelito verso la interpretazione cosmica dell'esperienza esistenziale ... Sotto l'occhio vigile di un Dio-architetto, l'aquila reale delinea la scacchiera colorata del divenire; ogni quadrato porge la sua funzione: è monade e nel contempo dialogante con l'altra, può vivere di vita propria e sfumare nell'altra, annientarsi, trasformarsi, rinascere. Sotto l'occhio vigile della Sfinge, l'inconsistente, il liquido, il solido colore acquista forma e contenuto all'occhio di chi osserva, mentre l'artista continua, di tela in tela, a contemplare con gioia e dolore, un rosso tiziano, nel tramonto che muore all'orizzonte di una galassia, la profondità degli abissi dell'azzurro mare, inquietante custode di un'Atlantide sommersa e le dolci colline, silenziose di uomini che inventano contorni sbavati di verde là dove si condensa la nostalgia di non poter vivere in dissolvenza totale nel divenire senza il totem viola del ricordo. Sofferente ed informale (ha forma la sofferenza?) visione piramidale dell'Universo antinomico in osmosi perpetua, costretto a rivelarsi nella materia che l'artista imbeve della luce interiore della personale ed originale ricerca: dalle radici, dal ricordi, dal vissuto, dal quotidiano immergersi nella natura, dalla speculazione, dal granello di sabbia colorata, all'immenso scenario dell'indefinibile, nel desiderio di accogliere quanto più possibile la sorgente di "Umano" che lo ispira. Dall'alto della sua torre dorata osserva ed inventa le sue forme colorate-rebus affascinanti lui, piccolo uomo, creatore di magiche "reti" colorate, mai stanco di gioire, di amare, di soffrire, di pensare, di cercare e cercarsi fidando il mondo delle sue certezze, nella sua solitudine elitaria, le allarga e le fa crescere in questa sua avventura come lo scarabeo dorato, sintesi intellettuale della sua maturità artistica ed esistenziale, affascinante, ossimoro costante di vita e morte, morte e vita ... Dal viola all'arancio, al verde, all'azzurro, al bruno, al rosso, anelito ultimo dell'iniziato, il viaggio di questa ricerca si risolve sotto gli occhi inquietanti di un uomo-donna-sfinge, primordiale forza-caos, presente nelle sue tele più intense, che, pur nel mutamento alato e raffinato della crescita intellettuale, permane irretiio ed imbrigliato nell'astronave illuminata, che nel punto marginale del costrutto, aspetta impaziente di partire verso altre avventure dello spirito ("La letteratura, come tutta l'arte, è la dimostrazione che la vita non basta" -Pessoa-).

"... In fondo la migliore maniera di viaggiare è sentire, sentire in tutti i modi...(Alvaro de Campos). L'artista, come il poeta portoghese, sa che in ogni "sì" c'è un esiguo "no" che ruota inafferrabile e collabora a creare quel "sì lo cerca, creando il reticolo informale delle sue tele-lembo cosmico, impregnate di vissuto e di pensiero che traboccando, si frantumano in molecole di fuochi di artificio a cascata spioventi nell'angolo più buio del proprio "Io" dissolvendolo, ma egli lo cercherà ancora...

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